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Museo de Arte Contemporáneo Rosario: un viaggio dentro il MACRO

Sulla riva occidentale del Paraná, nella città argentina di Rosario, un gruppo di alte torri cilindriche svetta sopra i parchi che costeggiano il fiume. Un tempo parte dell'infrastruttura cittadina per la movimentazione dei cereali, l'edificio ospita oggi il Museo de Arte Contemporáneo Rosario, conosciuto localmente come MACRO. È uno degli edifici museali più singolari del Sudamerica, non perché sia stato progettato fin dall'inizio come galleria, ma proprio perché non lo era: i suoi silos, i corridoi e le piattaforme di carico furono costruiti per grano e mais, e solo in seguito destinati a pittura, scultura e arte installativa.

Un silo per cereali sul fiume

Rosario crebbe fino a diventare uno dei principali porti fluviali dell'Argentina grazie alla fertile pampa che la circonda, e per gran parte del Novecento il suo lungofiume fu dominato da magazzini, mulini ed elevatori per cereali al servizio del commercio d'esportazione. L'edificio che oggi ospita il MACRO fu costruito originariamente come silo per cereali, una delle numerose strutture di questo tipo che si allineavano lungo il Paraná in questo tratto industriale della città. Silos di questo genere erano puramente funzionali: file di cilindri in cemento o muratura, collegati da piattaforme di lavoro, pensati per immagazzinare e spostare tonnellate di cereali, non certo per essere ammirati.

Verso la fine del Novecento, con il cambiamento delle pratiche di trasporto e stoccaggio, molti di questi edifici industriali sul fiume caddero in disuso. Rosario, come altre città portuali nel mondo, si trovò di fronte al problema di cosa fare di un tratto di terreno pregiato lungo il fiume occupato da infrastrutture ormai obsolete. La risposta, in questo caso, non fu la demolizione ma la riconversione, parte di uno sforzo più ampio per restituire il fiume al pubblico dopo decenni in cui il porto in attività aveva tenuto gran parte della riva fuori dai confini accessibili.

Dal silo al museo

La trasformazione dell'antico silo per cereali nel Museo de Arte Contemporáneo Rosario si concluse nei primi anni Duemila, e il museo aprì le sue porte al pubblico nel 2004. Anziché mascherare le origini industriali dell'edificio, la ristrutturazione le ha mantenute ben visibili: le forme cilindriche dei silos restano chiaramente riconoscibili dall'esterno, e gran parte degli interni conserva il carattere grezzo e funzionale di un magazzino operativo, ben lontano dalla neutralità levigata a cui aspirano molte gallerie costruite appositamente. È in parte questo che rende la visita al MACRO così particolare nel panorama museale argentino, accanto a istituzioni trattate in articoli come The White Cube Gallery, che esplora la tradizione opposta dello spazio espositivo immacolato e deliberatamente neutro.

La riconversione dell'edificio era strettamente legata a un più ampio progetto municipale volto a restituire il lungofiume di Rosario a un uso pubblico, trasformando ex terreni industriali in parchi, passeggiate e spazi culturali. Il MACRO sorge in questo tratto di costa riqualificata, non lontano da altri luoghi simbolo legati all'identità civica della città, e la sua presenza ha segnalato che l'antica zona portuale poteva sostenere la vita culturale e non solo il traffico merci.

Architettura e le torri dei silos

Ciò che i visitatori notano per primo è la sagoma dell'edificio: una fila di alte torri cilindriche, le cui superfici in cemento sono punteggiate da piccole aperture rotonde che ricordano quasi gli oblò di una nave. Queste aperture non furono aggiunte per il museo; sono un'eredità della costruzione originaria del silo, adattate dove necessario per far entrare la luce naturale in gallerie che non erano mai state pensate per avere finestre. Il risultato è una qualità insolita della luce interna, filtrata e direzionale, ben diversa dall'illuminazione uniforme tipica della maggior parte delle architetture museali.

L'elemento più fotografato dell'edificio, tuttavia, è esterno: una scala a chiocciola che sale lungo una delle torri dei silos, dipinta in una vivace sequenza di colori che risalta nettamente contro il cemento grigio e le acque bruno-verdi del Paraná sullo sfondo. È diventata una sorta di emblema per il museo e per il lungofiume di Rosario in generale, comparendo nelle fotografie della città molto più spesso degli spazi interni, più sobri, del museo.

Collezioni ed esposizioni

Il programma del MACRO è costruito attorno all'arte contemporanea, con un'attenzione particolare rivolta ad artisti argentini e latinoamericani, sebbene le sue mostre temporanee abbiano portato a Rosario anche opere internazionali. Anziché presentare un'unica esposizione permanente fissa, il museo funziona in gran parte come uno spazio espositivo mutevole, organizzando mostre che ruotano attraverso i suoi diversi livelli di gallerie ricavate dai silos. Questo modello si adatta bene alla planimetria dell'edificio, poiché le singole torri e le piattaforme di collegamento si dividono naturalmente in ambienti distinti anziché in un percorso espositivo continuo.

L'identità del museo è strettamente legata ai dibattiti che ricorrono nel mondo dell'arte contemporanea su come le istituzioni costruiscano e riducano nel tempo le proprie collezioni, un tema approfondito più diffusamente in articoli come The Deaccessioning Debate. Per un museo il cui stesso edificio è stato riadattato anziché costruito ex novo, le domande su cosa conservare, cosa esporre e a cosa rinunciare sembrano particolarmente vicine alla superficie.

Il contesto culturale di Rosario

Il MACRO è solo una parte di un panorama museale più ampio a Rosario, una città che custodisce la propria storia anche attraverso istituzioni più piccole e specializzate. I visitatori interessati alla storia dell'arte regionale abbinano talvolta una visita al MACRO a una tappa presso il Museo Municipal de Bellas Artes Fernando Bonfiglioli, che rappresenta una controparte più tradizionale rispetto all'impronta contemporanea del MACRO, oppure alla Casa Museo Olga Orozco, dedicata alla vita di una delle più importanti poetesse argentine.

Rosario stessa è una città dal profilo culturale sproporzionato rispetto alle sue dimensioni, nota a livello nazionale e internazionale come luogo di nascita di figure che hanno plasmato l'identità argentina ben oltre i confini cittadini. I suoi lungofiume, i parchi e i monumenti, tra cui l'area attorno al Monumento a la Bandera, formano lo sfondo davanti al quale si innalzano le torri dei silos del MACRO, e il museo trae beneficio dall'essere inserito in un lungofiume realmente vissuto dagli abitanti, anziché ergersi isolato come meta puramente turistica.

Sulla mappa

Per chi ripercorre la scena dell'arte contemporanea argentina tanto attraverso i suoi edifici quanto attraverso le sue collezioni, il Museo de Arte Contemporáneo Rosario ripaga la visita tanto per le sue torri di cemento rivettate e la scala dipinta quanto per ciò che vi è esposto, un fatto documentato nel dettaglio nella voce di Wikipedia sul Museum of Contemporary Art of Rosario. Lo si può individuare sulla mappa a Museo de Arte Contemporáneo Rosario.