Una breve storia del museo pubblico
Il museo pubblico è un'invenzione relativamente recente. Prima della fine del Seicento nessuna collezione era esplicitamente concepita per essere aperta a un pubblico ampio in modo regolare. Le forme che lo hanno preceduto — tesori templari, Wunderkammern principesche, gabinetti di studiosi — rispondevano a logiche ben diverse. Eppure le radici affondano lontano.
Precedenti antichi e medievali
I templi greci custodivano ex voto donati da atleti e privati: oggetti preziosi esposti ai visitatori sotto la sorveglianza dei sacerdoti, primo esempio di spazio pubblico di esposizione. La biblioteca di Alessandria, fondata nel III secolo a.C. sotto i Tolomei, affiancava ai papiri raccolte di strumenti scientifici e naturalia, intrecciando già l'idea di biblioteca con quella di museo naturale.
Nel Medioevo europeo i tesori delle cattedrali assumono una funzione analoga. L'abbazia di Saint-Denis, necropoli dei re di Francia, accumula reliquie e arredi preziosi esposti nelle grandi festività. A Conques, il reliquiario di sant'Fede attira pellegrini da tutta Europa. Il tesoro imperiale di Vienna — con la corona del Sacro Romano Impero e la Santa Lancia — e il tesoro del duomo di Aquisgrana mostrano come le corti medievali custodissero oggetti di valore simbolico immenso. L'accesso era però riservato ad occasioni precise e al beneplacito del clero.
Le Wunderkammern del Rinascimento
Tra Cinquecento e Seicento le corti europee allestiscono Wunderkammern — camere delle meraviglie — in cui naturalia (fossili, coralli, animali impagliati), artificialia (oggetti meccanici, armi cesellate) ed exotica si mescolano in sintesi enciclopediche. Rodolfo II d'Asburgo a Praga ne crea una tra le più sontuose, con oltre tremila oggetti. I Medici a Firenze avviano le collezioni degli Uffizi: la galleria allestita da Francesco I de' Medici nel 1581 nell'ultimo piano del palazzo di Vasari è aperta agli studiosi ben prima di diventare museo formale. Gli Asburgo a Vienna e i sovrani danesi a Copenaghen mantengono gabinetti altrettanto ricchi.
Un ruolo particolare spetta al naturalista napoletano Ferrante Imperato, il cui gabinetto è illustrato in un'incisione del 1599 — tra le prime rappresentazioni grafiche di un museo naturale, con il soffitto tappezzato di pesci essiccati e coccodrilli. Fondamentale è anche Michele Mercati: prefetto del Giardino Botanico Vaticano, negli anni Ottanta del Cinquecento usa il termine latino museum per la sua Metallotheca, raccolta di minerali e fossili in Vaticano, in una delle prime attestazioni della parola nel senso moderno. L'accesso a queste collezioni resta però appannaggio della corte e dell'élite dotta.
L'Ashmolean del 1683
La svolta avviene in Inghilterra. John Tradescant il Vecchio e poi il figlio assemblano nel Seicento una straordinaria raccolta di naturalia, monete e manufatti etnografici che i contemporanei chiamano "l'Arca di Tradescant". Alla morte del figlio, la collezione passa ad Elias Ashmole, antiquario e astrologo, che la dona all'Università di Oxford.
L'Ashmolean Museum apre così nel 1683 in un edificio di Broad Street, Oxford: è considerato il primo museo pubblico del mondo. L'ingresso è libero e non dipende dall'appartenenza sociale. Nel 1894 le collezioni vengono trasferite nell'edificio neoclassico su Beaumont Street ancora oggi in uso. Il modello — un'università garante di una collezione aperta e gratuita — si rivela duraturo.
Il British Museum del 1759
Alla morte del medico irlandese Sir Hans Sloane nel 1753, la sua collezione di oltre 71.000 oggetti — libri, manoscritti, monete, piante, minerali, reperti antichi — passa alla nazione britannica in cambio di ventimila sterline pagate alla famiglia, ben al di sotto del valore di mercato. Con l'atto parlamentare del 1753 nasce il British Museum, prima grande istituzione museale fondata per legge.
Il museo apre nel gennaio 1759 a Montagu House, Bloomsbury, con ingresso libero ma subordinato a richiesta scritta. Nel 1852 le collezioni si spostano nell'edificio attuale di Robert Smirke, con il colonnato greco e la sala di lettura circolare dove Karl Marx lavora al Capitale negli anni Cinquanta e Sessanta dell'Ottocento. L'ingresso gratuito, mantenuto fino ad oggi, è l'eredità più duratura del modello britannico. Controversa resta però l'acquisizione dei marmi del Partenone, portati da Lord Elgin nei primi anni dell'Ottocento e reclamati dalla Grecia in un dibattito ancora aperto.
Il Louvre del 1793
La Rivoluzione francese trasforma la logica del museo. Il 10 agosto 1793 — primo anniversario della caduta della monarchia — il Palais du Louvre apre come Muséum central des Arts de la République: tre giorni alla settimana, ingresso gratuito, finalità esplicitamente repubblicane. Le opere reali diventano patrimonio della nazione. È un atto fondativo che cambia la storia delle istituzioni culturali europee.
Il Louvre espone circa 35.000 oggetti su oltre 380.000 in collezione: la Gioconda di Leonardo, la Venere di Milo, la Vittoria di Samotracia. Nel 1989 il presidente Mitterrand inaugura la Pyramide de Verre dell'architetto I.M. Pei come nuovo ingresso principale, intervento moderno che ancora divide critica e pubblico.
L'Ottocento: i grandi musei nazionali
Il modello del Louvre si propaga rapidamente. Il Museo del Prado a Madrid apre nel 1819 con la collezione reale spagnola, custodendo capolavori di Velázquez, Goya, El Greco e Bosch. La National Gallery di Londra nasce nel 1824 e si trasferisce nell'edificio su Trafalgar Square nel 1838. L'Alte Pinakothek di Monaco, progettata dall'architetto Leo von Klenze e inaugurata nel 1836, raccoglie Rubens, Dürer e Raffaello. L'Ermitage di San Pietroburgo, fondato da Caterina la Grande nel 1764 come raccolta privata, apre ufficialmente al pubblico nel 1852. Il Rijksmuseum di Amsterdam, progettato da P.J.H. Cuypers nello stile del Rinascimento olandese e inaugurato nel 1885, ospita La Ronda di notte di Rembrandt e alcune delle tele più celebri di Vermeer.
Queste istituzioni sono al tempo stesso espressione di identità nazionale e strumento di educazione della nuova borghesia industriale. Ma molte collezioni crescono anche grazie all'espansione coloniale: spedizioni militari, scavi archeologici condotti in condizioni squilibrate, acquisizioni etnografiche la cui legittimità è oggi al centro di un dibattito internazionale sempre più acceso — dai bronzi del Benin al busto di Nefertiti, dai marmi del Partenone ai tesori dell'Africa subsahariana.
Il modello americano e il Novecento
Negli Stati Uniti emerge sul finire dell'Ottocento un modello alternativo. Il Metropolitan Museum of Art di New York e il Museum of Fine Arts di Boston nascono entrambi nel 1870; l'Art Institute of Chicago nel 1879. Il loro nucleo non è una collezione reale ma l'impegno filantropico di facoltosi cittadini. Consigli di amministrazione, mecenatismo privato e biglietti d'ingresso li distinguono strutturalmente dai musei europei ad accesso gratuito.
Il Novecento porta nuove tipologie. Il Museum of Modern Art di New York nasce nel 1929 per iniziativa di Abby Aldrich Rockefeller e delle sue collaboratrici, come spazio dedicato all'arte del proprio tempo — un'idea radicale per l'epoca. Nel 1977 apre a Parigi il Centre Pompidou, progettato da Renzo Piano e Richard Rogers: un edificio volutamente rovesciato, con impianti e strutture portate all'esterno in tubi colorati, che trasforma il museo in attrazione architettonica oltre che culturale. Nel 1997 il Guggenheim Bilbao di Frank Gehry — rivestito di pannelli in titanio che cambiano colore con la luce — introduce il concetto di "effetto Bilbao": un museo d'autore capace da solo di rilanciare economicamente e turisticamente un'intera città. Nel 2000 la Tate Modern di Londra, ricavata da Herzog & de Meuron nell'ex centrale elettrica di Bankside sul Tamigi, dimostra come la conversione di edifici industriali possa creare musei di straordinaria forza evocativa.
Il presente è segnato da dibattiti aperti: la restituzione parziale dei bronzi del Benin a Nigeria e Ghana segna un cambio di atteggiamento nei musei europei, mentre i marmi del Partenone restano a Londra nonostante le richieste di Atene. La digitalizzazione delle collezioni e le visite virtuali ridisegnano il concetto di accesso pubblico, aprendo nuovi interrogativi sulla funzione del museo fisico nel XXI secolo.
I musei citati in questo articolo sono segnalati sulla mappa: da lì si può costruire un itinerario reale attraverso la storia del museo pubblico, seguendo le tappe di questa lunga trasformazione da tesoro templare a istituzione globale.